L’oceano sta morendo e noi non facciamo niente per impedirlo

L’oceano sta morendo e noi non facciamo niente per impedirlo: ce lo racconta il docufilm “Mission Blue”, motivante e provocatorio, che segue la leggendaria ricercatrice marina Sylvia Earle nella sua campagna per salvare gli oceani dalle minacce che incombono su di essi, come ad esempio il sovrasfruttamento delle risorse ittiche e i rifiuti tossici che danneggiano a volte irreparabilmente le nostre acque.

Sua profondità Sylvia Earle ci mostra immagini dell’oceano pazzesche correlate però di dati scioccanti sul suo rapido declino.

Tutto ebbe inizio negli anni 30 nel New Jersey: nata e cresciuta in una fattoria assieme alla sua famiglia, Sylvia già da piccola è affascinata dalla natura. Successivamente si trasferisce In Florida, è qui che scopre l’amore per l’acqua, come dice lei, “il giardino in cui andavo a giocare era liquido”. Trascorre ore nelle limpide acque del Golfo del Messico osservando la vita che brulica tra i granelli di sabbia bianca e le alghe portate a riva dalle mareggiate. Durante un corso estivo di biologia marina alla Florida State University, Sylvia decide di osservare gli organismi viventi nel loro ambiente naturale: dopo la sua prima immersione, Sylvia capisce che quello doveva essere il suo lavoro.

Inizia gli studi di biologia marina, specializzandosi in botanica. Nel frattempo si sposa e ha due bambini. Non ancora trentenne, parte per una spedizione nell’Oceano Indiano, unica donna tra 70 uomini, ed è in attesa del terzo figlio quando si immerge, con il consenso del medico, a 38 metri di profondità nel mare delle Bahamas. Una vera pioniera!

Dopo il dottorato, partecipa come capo al progetto Tektite II: insieme ad altre quattro scienziate, vive per due settimane in uno speciale studio sottomarino, collocato a 15 metri di profondità. Quando riemergono, le ricercatrici sono accolte come eroine: è la prima volta che delle donne prendono parte a questa sensazionale progetto.

Sylvia approfitta della sua fama per far conoscere al mondo l’importanza della ricerca e quanto la sopravvivenza della vita sulla Terra sia legata alla buona salute degli oceani.

L’apice della sua fama viene raggiunto quando prima passeggiò a 400 metri di profondità, poi raggiunse i 900 metri grazie a uno speciale sommergibile monoposto, progettato assieme a un collega ingegnere. Nel 2009 vince il Premio Ted e, con i fondi ricevuti, dà vita all’organizzazione non-profit Mission Blue, con cui crea una rete di aree marine protette sparse in tutto il mondo, per salvaguardare la salute degli oceani.

Da qui il titolo del bellissimo documentario (disponibile su Netflix) dedicato alla vita della dottoressa e alla sua mission: salvare il cuore blu del pianeta.

Sfrutta le tue capacità per aiutarci a salvare l’oceano: “Guardatevi allo specchio, pensate alle vostre capacità e pensate a come potreste impiegarle per fare la differenza. Alcuni di noi hanno doti artistiche, altri sono bravi con i numeri o hanno una buona dialettica. Ognuno di noi ha il potere di fare la differenza sia come singolo individuo sia prendendo parte a community che condividono gli stessi ideali. La chiave di tutto è sapere che ciò che fai conta, incluso il non far niente!” – Dr. Sylvia Earle

Potete scoprire in che modo aiutare o effettuare una semplice donazione qui

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